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Cannavacciuolo, oltre ai fornelli scalda i motori: “Ma sono queste le auto che adoro”

La cucina è la sua passione preferita. Ne ha fatto il suo lavoro. La partecipazione a Masterchef Italia, come giudice, e a Cucine da Incubo, lo hanno consacrato al grande pubblico. Antonino Cannavacciuolo si divide tra il piccolo schermo e i fornelli di Villa Crespi, il suo due stelle Michelin a Orta San Giulio. Ma oltre alla cucina, lo chef napoletano ha un’altra grande passione: quella per le automobili. Che ha confessato in un’intervista rilasciata al sito del Corriere della Sera. E a testimonianza del suo amore per le quattro ruote c’è il fatto che ha prestato il suo volto come testimonial di Volvo XC90. Al giornalista Maurizio Bertera ha parlato dei suoi gusti in termini di motori: “Da ragazzino preferivo le due ruote, come tutti a Napoli: passavo ore a smontare e rimontare pezzi. Poi ho cominciato con una vecchia 500, ovviamente modificata, che tenevo solo a Napoli e sono diventato grande con una R4. Tra i tanti modelli che ho guidato, ho grandi ricordi della Mercedes ML. La Maserati GT che avevo è passata alla moglie quando è arrivata la XC90”.

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Quando parla della Volvo, Cannavacciuolo è entusiasta: “Ho fatto la scelta giusta – spiega -: è una vettura robusta e comodissima con la trazione integrale e il cambio automatico. Mi piace sia con il D5 da 225 Cv sia con il T5 da 254 Cv. Dentro è un salotto dove tra l’altro si sente benissimo la musica. E poi ha soluzioni molto pratiche: a me fa impazzire la possibilità di aprire la macchina senza dover usare le chiavi, sembra una stupidata, ma quando piove o tieni le mani ”impicciate” è geniale”. Per lo chef la sicurezza va al primo posto. E proprio per questo racconta un episodio che lo ha visto protagonista: “Me ne sono reso conto proprio qualche mese fa: per colpa di un guidatore indeciso sulla direzione da prendere a un incrocio, ho rischiato di tamponare violentemente: è scattata la frenata di emergenza e così la mia ”fedina” resta candida. Io sono un pilota veloce, ma attentissimo”.

Sicurezza vuole dire anche rispetto dei limiti di velocità e controllo del tasso alcolico. Su questi temi, lo chef è chiaro: “Io sono fortunato, sopra il mio due stelle ci sono le camere e quindi paradossalmente sono contento perché i clienti stappano di più. Quanto ai controlli, è questione di buon senso: da parte di chi guida e da parte di chi li effettua. Bisogna essere davvero in stato confusionale per farsi ritirare la patente. Sui limiti sono, invece, perplesso: sono per il sistema svizzero o tedesco: limiti solo nelle zone realmente pericolose, a non a capocchia. Devi poter andare alla velocità che preferisci, salvo ovviamente in quei tratti dove le condizioni non lo permettono. Da noi è sempre una via di mezzo”.

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Tornando alle automobili Cannavacciuolo ama “le sportive del passato e ho iniziato a comprare qualche modello che ha fatto la storia delle corse. Se ne trovano di incredibili a prezzi buoni: vedi la Lancia Delta, la Porsche 911, la 112 Abarth, la 127 Sport. Punto a una vera collezione”. Il viaggio del cuore? “Tutti quelli fatti con Cinzia, mia moglie, quando si andava a scoprire i grandi ristoranti. Me ne ricordo uno con tre soste eccezionali: Forte dei Marmi per mangiare da Lorenzo, San Vincenzo per sedersi da Pierangelini e Roma per andare alla Pergola di Heinz Beck”. Infine una battuta sul suo amico Joe Bastianich che ha detto che gli italiani guidano bene perché le strade non sono piatte: “Joe ha ragione, guidare negli States è un gioco da ragazzi. E aggiungo una cosa: se impari a tenere il volante a Napoli senza combinare guai, puoi viaggiare sereno in ogni angolo del pianeta, guagliò”.



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