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Due ruote, un cuore grande. “Moto for Peace”, il viaggio solidale dei poliziotti in America Latina

In Honduras ma non per partecipare all’Isola dei famosi. Da quindici anni un gruppo di avventurosi poliziotti italiani parte alla volta di un Paese sempre diverso per uno scopo nobile, per sostenere un progetto benefico. I coraggiosi uomini di “Moto for Peace” (missione-charity partita 10 giorni fa da Roma e promossa dalle forze di Polizia italiane) hanno scelto il Sud America, più precisamente l’Honduras, per aiutare la missione NPH, fondazione internazionale capitanata in Italia da Francesca Rava. I ragazzi (15) e le ragazze (6) sono appena sbarcati presso il Ranch-Ospedale di NPH che ospita più di 600 bambini orfani e disabili.

Il capo progetto Dino Lepore dopo il primo giorno alla missione racconta l’esperienza: “Il centro NPH Honduras, a 36 km da Tegucigalpa, non solo è una grande estensione di bosco, ma è un’immensità di amore. Qua i bambini trovano la vera famiglia, vanno a scuola, apprendono un lavoro, arrivano anche a frequentare l’università. Apprendendo le regole della vita. Si vede e si respira amore. E abbiamo anche conosciuto i volontari che passano non meno di un anno nel centro vivendo con i bambini. Quando ti incontrano i piccoli corrono verso di te e ti prendono la mano: sono sorprendenti nel vedere il bisogno di  amore che hanno, non sappiamo come allontanarci, non ti lasciano andare via perché non ti lasciano la mano e vorrebbero venire con te ovunque. Ti fanno ridere ma allo stesso tempo ti lacerano il cuore”.

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Le parole di Lepore raccontano benissimo cosa è “Moto for Peace”: una carovana d’amore a bordo di potenti motociclette che in mezzo alle intemperie racconta storie di persone e soprattutto di bimbi che sorridono con poco nella speranza di un futuro migliore. L’iniziativa quest’anno contribuirà con una donazione in denaro a garantire cure mediche e ristrutturare un orfanotrofio in Bolivia. Inoltre finanzierà 5 medici gestiti da un’altra Ong denominata RETE, tra cui un medico di San Pedro Sula, la città più violenta al mondo, visitata dal gruppo il giorno di Pasqua.



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