speedsisters

Se le incontrate per strada fatele passare: sono 5 donne e guidano per la libertà

Si chiama “Speed Sisters” ed è un film su cinque ragazze palestinesi appassionate di velocità. Fin qui, tutto normale. Come, all’apparenza, normale è la trama: inseguono un sogno per arrivare al loro scopo. Ma è lo sviluppo della pellicola che affascina. Queste cinque ragazze sfidano di tutto: tradizioni e consuetudini, affrontano ogni difficoltà di tipo sociale, politico, economico e personale. Lavorano sempre insieme, un team affiatato che tra paure e gioie conquista il podio e si impone all’attenzione del mondo intero. E ci sono altri particolari a rendere la storia ancora più accattivante: le “Speed Sisters” sono cinque ragazze del West Bank, cioè della Cisgiordania. Uno degli scenari di guerra più pericolosi del mondo. E ancora: la regista si chiama Amber Fares, canadese di passaporto ma libanese di origine.  Una storia vera: le “Speed Sisters” si chiamano Marah Zahalka, Betty Saadeh, Mona Ali, Noor Daoud e la “capitana” Maysoon Jayyusi e sono il primo team da corsa tutto femminile del mondo arabo. Si sono formate nel 2009 con l’aiuto determinante del consolato britannico a Gerusalemme: hanno indossato casco e guanti sopra lunghe acconciature ricce e unghie laccate alla perfezione e hanno iniziato a dare spettacolo. E col pedale ci vanno giù dure, come hanno imparato presto i colleghi maschi della zona.

Il film di Amber Fares segue le ragazze nel loro percorso. La passione per la velocità mentre affrontano gli sterrati del West Bank, costruendosi le macchine con quello che c’è, pezzo per pezzo. E ognuna di loro può contare sul sostegno della famiglia, degli amici e dei conoscenti condividendo ogni momento di questa adrenalinica avventura. “Un’avventura – dice espressamente Maysoon Jayyusi che oltre a guidare il team è anche la rappresentante FIA per la Palestina – dalla doppia valenza. Serve a spiegare, da un lato, a chi ancora non lo ha capito che il confine della potenzialità delle donne, anche in settori tradizionalmente maschili, non esiste. E dall’altro è un grido di libertà: un grido che racconta come anche i Palestinesi vogliono, possono – devono – avere una vita normale”.

Dopo la realizzazione del film le cinque ragazze non hanno mollato. Anzi per alcune, come per Noor Daoud che ha potuto sfruttare il suo passaporto americano, si sono aperte le porte delle competizioni internazionali. Le altre, anche se alle prese con le restrizioni dei territori occupati, hanno continuato a correre, in Palestina e nelle zone confinanti. Presentato in molti film festival sia al di qua che al di là dell’Atlantico, “Speed Sisters” – arrivato fino in Australia – è stato accolto entusiasticamente. “Ovunque sia stato proiettato – ha detto la regista Amber Fares – la reazione del pubblico è stata eccezionale. Tutti escono dalla sala di proiezione sentendosi ispirati dalla storia e dal coraggio di queste ragazze. Non solo, il film presenta un aspetto della vita del Medio Oriente e della Palestina in particolare – che non è conosciuto. Sappiamo tutti quello che le cronache riportano ogni giorno e in particolare la convinzione che lo sciovinismo religioso releghi le donne ad un ruolo subalterno in questi Paesi. Questo è vero, certamente. Ma non del tutto e l’immagine che esce da questo film rende maggiormente giustizia alle donne e agli uomini della Palestina e di tutta la regione”.



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