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MotoGP Qatar, primo round in archivio

Primo Round, deserto di Losail in Qatar. Il fatto che abbia vinto Jorge Lorenzo, seguito da un più che convincente Andrea Dovizioso (che magia abbia fatto tra venerdì e sabato non lo sapremo mai, sembrava spacciato, e invece eccolo lì sul podio), che terzo sia arrivato Marc Marquez e “solo” quarto Valentino Rossi lo sappiamo (speriamo anche di sapere che il quarto posto di Rossi fosse dovuto alla scelta sbagliata delle nuove gomme Michelin). Le classifiche e le statistiche si possono leggere ovunque già pochi minuti dopo il podio del Gran Premio.

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Queste righe sono il mio, personalissimo, punto di vista sulla trasferta a Losail: pensieri sparsi sulla lunga settimana della prima trasferta dell’anno.

Un grande escluso, Andrea Iannone: è pur vero che in terra ci è andato da solo, ma per il primo round abbiamo perso uno dei protagonisti sicuri, lo avevo visto entrare cantando a squarciagola nel suo box sabato, era carico a pallettoni, e vederlo cadere in un modo così inaspettato, quasi banale, mi ha lasciato un po’ incredula lì per lì, mentre dalla pit-lane seguivo la gara sullo schermo gigante.

Quello stesso sabato al box Ducati, è stata la prima volta che ho potuto stringere la mano a Casey Stoner. Stavo parlando in un momento di relax con alcuni tecnici della squadra ed è entrato Casey. “Sono onorata di poterti stringere la mano” gli ho detto, e ho fatto per uscire, perché quando ci sono quelli come Casey Stoner è meglio se i giornalisti escono dal box, anche se è un momento di cazzeggio.

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“Allora perché stai andando via?” ha quindi aggiunto Casey. Felice di aver ricevuto il permesso di restare, ho sorriso e bevuto mezzo litro di acqua naturale.

Ci sarebbe da dire qualcosa su Jack Miller, un altro australiano, molto diverso da Stoner. Jackass a me sta molto simpatico anche se da quando corre in Moto3 mi fa perdere soldi (poche decine di euro) scommettendo sulle sue vittorie. I primi 30 euro li ho persi quando doveva vincere il mondiale contro Alex Marquez. Ormai scommetto al contrario, ma temo che per rivederlo davanti bisognerà aspettare che la Honda si decida a mettere a posto le moto satellite.

Con Jack ci troviamo spesso, senza darci appuntamento, al muretto per la griglia di partenza della Moto3 e in quei venti minuti chiacchieriamo, lo ho visto anche in Qatar, mi ha lasciata un po’ confusa, era frustrato. Lui che di solito dice due o tre volte shit e si fa scivolare tutto addosso. Mi sembrava stanco Jack, stanco di camminare zoppicando (si è infortunato durante l’inverno), stanco di andare a cambiarsi, stanco di andare al box. Soprattutto stanco di partire dietro.

Già che siamo in tema Moto3, come faccio a non dire che le gare dei “pilotini” sono sempre più fighe. Ho quasi perso un’arteria quando Nicolò Bulega (esordiente, viene dal CEV che ha pur vinto l’anno scorso) per qualche giro è stato in testa. Ha chiuso sesto: ma che gara ha fatto il biondissimo Jarod?! (Sì, si chiama Jarod di secondo nome).

E che gara Nicco Antonelli, come fa a non commuoverti vedendolo arrivare con le lacrime dentro il casco al parco chiuso?

E che bravo Pecco Bagnaia, sul terzo gradino del podio, sempre impeccabile, l’altra Mahindra, quella arrivata dopo di lui, era nella seconda pagina, in rettilineo veniva staccato che sembrava facesse una gara di un’altra categoria.

Eh niente, ogni scarrafone è bello a mamma sua.

Il Qatar è una delle trasferte che preferisco, forse la migliore: ci si alza tardi e si lavora fino a notte fonda. Non riusciamo a andare a dormire prima delle 3.00 mangiando un hamburger con le patatine all’unico bar aperto, quello dell’hotel.



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