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Luis Salom #39

La chioma di ricci che c’è alle spalle di Luis Salom in questa foto è quella di Maria, la sua mamma. Ogni pilota ha una persona, un gruppo di persone, che sono importanti durante la lunga stagione del Motomondiale. Qualcuno è importante in pista, qualcuno è importante nei momenti di attesa, in viaggio, qualcuno è importante per fare festa quando si vince, qualcuno è importante per consolarti quando va male. Qualcuno è importante nelle piccole cose, forse banali, che servono durante un turno. Maria è tutto questo per Luis: la vedi andare avanti e indietro carica di caschi, tute, integratori. Una donna forte, una mamma come sono le mamme dei piloti, con l’aria severa, qualche ruga di troppo sul viso, ogni tanto gli occhi stanchi e il sorriso tirato. Maria soprattuto è una donna molto bella.

Un po’ di tempo fa Luis correva per Pons, con le moto gialle, e condivideva il box con Maverick Vinales, un giornalista le chiese “Lei è anche il manager di suo figlio?”. Maria aveva sorriso, un sorriso grande, e aveva risposto “No tìo, sono la mamma”.

Sono state spese molte parole su quello che è capitato ieri. Io non ne ho, almeno non ne ho adesso mentre le moto sono di nuovo in pista. Certo che si continua, come sempre, come è sempreSchermata 2016-06-04 alle 10.19.01 successo, ma bisogna pure concedersi un momento. Per stare in silenzio.

Spendo due parole su Maria perché qui c’è urgenza di archiviare, di girare pagina. Ma ieri come sempre c’era lei per prima ad aspettare che riportassero indietro suo figlio. Ieri c’era lei, da sola -perché ha voluto così- a salire sull’ambulanza che dal circuito ha viaggiato piano, con lentezza, verso l’ospedale di Barcellona. Che un pilota non è che muore in pista, gli tocca di morire sempre in ospedale, pure se quando ti raccolgono dall’asfalto non serve più neanche l’elicottero.

Maria ha un figlio più giovane di Luis, ha anche un’altra figlia che al Mugello ha brindato con tutti perché ha scoperto di essere incinta proprio quei giorni lì.

Ecco, niente. Mi veniva un pensiero a loro, a Maria, che adesso fa i conti con un sacco di tempo libero.

Su Luis ogni persona che vive poco o tanto nel paddock, ha i propri ricordi. Oggi i miei li tengo per me. Oggi lascio a Trito, Rosario Triolo (che con lui aveva un rapporto speciale, come è speciale diventare amico di una persona tanto strana quanto preziosa come un pilota) le parole giuste.

“Mi avevano avvertito. Non diventare mai amico di un pilota. Non affezionarti, non amarli. Io sono andato dritto, non ascoltando quello stupido consiglio. Amo molti di quei matti che vanno così, a velocità folli, verso un sogno o verso il destino. Amavo anche te, Luís. Eri speciale. E ricordo ogni istante passato insieme, a sorridere, a parlarti in spagnolo mentre tu mi rispondevi in italiano, per una forma di rispetto reciproco per le nostre culture che solo quelli come te potevano avere. A chiederti di quella curva, di quel sorpasso, di quella gioia strozzata d’aver perso un Mondiale o quella di aver conquistato un podio. Oggi perdo un caro amico. Sarai ogni momento della mia vita nel mio cuore”.

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Luis Salom  (Palma di Maiorca, 7 agosto 1991 – Montmelo, 3 giugno 2016)



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