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Assicurazione moto, la clausola di rivalsa. Di cosa si tratta e perché è “pericolosa”

Una delle clausole presenti in un contratto di assicurazione è la clausola di rivalsa: si tratta del diritto attivabile dall’assicuratore che consiste nella facoltà della compagnia di chiedere al proprio assicurato i soldi versati come risarcimento per danni che ha causato. I casi in cui è possibile attivarla sono specifici e riguardano violazioni delle norme del Codice della Strada, come guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, omessa revisione del veicolo, patente scaduta o modifica del motore o del veicolo non omologata. La compagnia, a fronte di un aumento del prezzo delle polizza (in genere qualche decina di euro), può rinunciare alla rivalsa, ma le clausole di rinuncia alla rivalsa devono essere inserite nel contratto. Oltre alla rinuncia totale le compagnie possono proporre clausole di “limitazione della rivalsa”, che legittimano la compagnia ad intervenire nel risarcimento solo oltre una certa cifra, al di sotto della quale sarà l’assicurato a coprire i danni. Anche nei casi in cui sia operante il diritto di rivalsa “limitato”, l’assicurazione, dopo aver risarcito il danno causato dal proprio assicurato, si rivolge allo stesso per richiedere il rimborso di quanto è a suo carico.

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Infine ci possono essere casi in cui la rivalsa può scattare nei confronti… dell’agente. La Corte di Cassazione, con sentenza dell’11 aprile 2016 numero 6974, si è pronunciata in un caso di sinistro stradale causato da un veicolo in possesso di un certificato assicurativo formalmente valido, ma rilasciato dopo il sinistro, e quindi retrodatato dall’agente che aveva stipulato il contratto. L’assicurazione è stata condannata a risarcire i parenti della vittima dell’incidente, causato da un ribaltamento di un autobus, la cui polizza era stata stipulata soltanto dopo il sinistro. Per i giudici il contratto di assicurazione retrodatato, così come quello rilasciato senza pagamento del premio, non è nullo, ma valido anche se inefficace nei rapporti tra contraenti, con la conseguenza che la falsità non è opponibile al terzo danneggiato. In sostanza, secondo la Corte la falsità non può incidere sul diritto del terzo danneggiato di vedersi liquidare il risarcimento. La compagnia di assicurazione dovrà quindi risarcire i danni nei confronti del terzo, per poi attivare il proprio diritto di rivalsa nei confronti dell’agente.



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