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Buche stradali, insidia continua. Ecco quando vengono risarciti i danni

Le buche stradali sono l’insidia più pericolosa per i motociclisti. Spesso causano incidenti che provocano la caduta di chi guida con conseguenze più o meno gravi. E allora scattano le richieste di risarcimento: tuttavia non sempre i danni vengono risarciti. Dipende da caso a caso: dalla condotta del conducente o dalla carenza di manutenzione. E allora per capire bene quando si ha diritto al risarcimento vale la pena analizzare due casi che sono emblematici in tal senso. A questi episodi hanno fatto seguito due sentenze di altrettanti tribunali (quello di Roma e quello di Napoli). I casi vengono riportati dal portale insella.it.

Il primo caso è quello di un motociclista che perdeva controllo della moto e cadeva a terra, a causa di una pozza d’acqua presente all’interno di una galleria autostradale, formatasi da infiltrazioni provenienti dalla volta della stessa galleria. Una situazione di pericolo oggettiva (poiché il fatto si è verificato in una galleria e subito dopo una curva, dove quindi la visibilità risultava di fatto ridotta) e soggettiva (imprevedibile, perché l’incidente è avvenuto in piena estate e il tratto antistante la galleria era completamente asciutto). In questo caso c’è stata la condanna al risarcimento a favore del motociclista per il proprietario dell’autostrada stato ritenuto responsabile del sinistro, per violazione dei doveri ordinari di vigilanza e manutenzione della strada.

L’altro caso è quello di un motociclista che finiva con la ruota del motoveicolo in un avvallamento presente intorno ad un tombino, collocato al centro della strada e non segnalato e cadeva a terra riportando ferite. In questo caso, però, l’avvallamento nella pavimentazione stradale presentava una discontinuità curvilinea e progressiva della pavimentazione, senza configurarsi come buca spigolosa o come gradino. Dall’esame dello stato dei luoghi appariva chiaro che il conducente procedeva a velocità superiore rispetto a quella consentita, e comunque non prudenziale rispetto alla conformazione dell’asfalto, poiché, altrimenti, l’avvallamento non avrebbe determinato tale caduta, che ha cagionato gravi conseguenze sia sulla meccanica del veicolo che sul fisico del conducente. Pertanto, considerando la condotta del motociclista, il giudice ha ritenuto la sussistenza di un concorso di colpa in misura del 50%, addebitando il residuo 50% di responsabilità alla Provincia proprietaria della strada.



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