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Il crollo delle supersportive: il destino dei modelli da 600 cc dipende dalla Yamaha R6

Nella classifica delle moto più vendute dell’anno non figura nemmeno una supersportiva da 600 cc nei primi 100 posti. E se si pensa che la centesima moto è la Mash Seventy Five con 192 unità vendute, l’intero segmento non può far altro che incassare il peggior risultato di vendita da quando fu lanciata la prima CBR600F a metà degli anni ’80. Che sia la fine di un’epoca o soltanto una fase di stallo in vista di una nuova ripresa, sarà solo il mercato a dirlo. Tuttavia il futuro a breve termine dipende da una sola moto. Infatti il 2016 rappresenta un punto di svolta per le Supersport: da un lato ci sono i dati di vendita pessimi in un periodo di ripresa del mercato europeo, dall’altro la presentazione della 600 più evoluta del mercato, la Yamaha YZF-R6. In sostanza il destino delle supersportive medie ruota attorno alle vendite della nuova R6. Se questa dovesse rappresentare un successo (inatteso) sul mercato, convincerebbe le altre marche a proporre una moto altrettanto all’avanguardia rimettendo in moto la macchina produttiva e – di conseguenza – l’interesse degli utenti verso questi modelli

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Viceversa, se le vendite della R6 non dovessero essere sorprendenti, nessuno dei concorrenti partirebbe al contrattacco. Lo sviluppo di una moto con questa tecnologia e a questi livelli prestazionali, sarebbe troppo costoso in confronto al ritorno economico dato dalla vendita di poche moto nel mondo: un investimento in perdita. Yamaha è perfettamente conosce perfettamente questa situazione e ha messo in conto il rischio di un flop. Per questo la nuova R6 è la più importante di tutta la storia del modello, un azzardo che potrebbe diventare un “mezzo miracolo” per un intero segmento o una clamorosa debacle che porterebbe la più tecnologica e prestazionale 600 di sempre nel dimenticatoio in pochissimo tempo.



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