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La special MGR 1200 costruita da Radical Guzzi: un inno alla semplicità

Il motore V-Twin di 90° è il simbolo inconfondibile di Moto Guzzi: una sorta di vessillo che identifica con certezza le moto di Mandello del Lario. Questo motore ha rappresentato una pietra miliare nella storia del marchio lombardo: solido, ricco di coppia e con la sua singolare disposizione, il due cilindri lariano ha stregato un numero impressionante di appassionati. E nel tentativo di mantenere intatta l’essenza dei valori di Moto Guzzi si è inserita la special MGR 1200 costruita da Radical Guzzi e ideata dall’ingegnere tedesco Stefan Bronold e il designer Kai Riemann: “Questo progetto si concentra su ciò che molti motociclisti preferiscono, l’essenza. Niente special da 200 mila euro, niente superbike da 250 cv e 300 all’ora… qui il focus è sull’essenza, il minimalismo, la riduzione”. Le parole di Stefan lasciano pochi dubbi riguardo allo scopo che sta dietro alla realizzazione di questa cafè racer: riscoprire il motociclismo delle origini, liberandolo da tutto ciò che è superfluo rispetto al puro piacere, per gli occhi e nella guida.

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Questa special MGR 1200 è il frutto di una sapiente amalgama tra le tradizioni più profonde che da oltre 90 anni animano il marchio Guzzi e le soluzioni tecniche di ultima generazione che possano assicurare la migliore guidabilità possibile: il propulsore è il 1151 cc della Stelvio, che grazie alle 4 valvole per cilindro eroga più di 100 cavalli e una vigorosa coppia di 113 Nm. A scaricare sulla ruota posteriore la forza bruta del bicilindrico a V, il noto cardano CARC che integra forcellone e trasmissione. Imponenti corpi farfallati da 50 mm provvedono a “nutrire” i due grossi cilindri, che a loro volta scaricano i gas combusti attraverso un impianto 2-in-1-in-2 che termina con due corti silenziatori sistemati sul lato sinistro della moto. Il comparto ciclistico e quello frenante non contemplano alcuna rinuncia, e contano sul migliore equipaggiamento disponibile sul mercato: una focella Ohlins da 43 mm fa il paio con un ammortizzatore posteriore TTX, mentre le pinze radiali monoblocco Behringer a quattro pistoncini lavorano assieme a due dischi flottanti da 320 mm. Ruote in alluminio Rev-Tech completano una dotazione capace di far impallidire le più blasonate sportive sul mercato.

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La livrea verde è realizzata utilizzando il Coruroy Green, ancora oggi presente nel catalogo Guzzi, e richiama il colore storico delle mitiche moto da corsa di Mandello: in origine, questa tonalità era un… non colore. L’ingegner Giulio Carcano aveva come obiettivo primario la leggerezza delle sue creature, e per non aggiungere una “inutile” e superflua verniciatura alla loro carrozzeria decise che vi venisse applicato solamente un sottile strato protettivo che preservasse il magnesio dalla ruggine: il risultato fu la tipica colorazione verde che conosciamo ancora oggi.



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