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La storia della mitica Aprilia V60: una moto che, però, ha avuto vita breve

È stata una delle moto più rivoluzionarie di sempre: si tratta dell’Aprila V60. Una moto che ha attraversato un decennio ma che avrebbe meritato migliore fortuna. Tutto inizia a cavallo degli anni 2000 quando Aprilia decise di produrre una gamma fortemente votata alla sportività, combinando il motore bicilindrico Rotax V60 1000 con ciclistiche raffinate e tecnicamente quasi perfette. La storia di questa moto è stata ripercorsa dal magazine on line Ominimoto.it che ha parlato di “fiaba dal finale agrodolce”. L’idea di lanciarsi verso le grosse cilindrate fu di Ivano Beggio lo storico patron di Aprilia. La Casa continuava a collezionare successi nel mondo delle corse, con moto impossibili da battere e punto di riferimento di tutti i costruttori del mondo. Ma serviva qualcosa in più: “L’occasione arrivò a inizio anni ’90 – scrive Omnimoto.it, quando si presentò l’occasione di sviluppare un progetto con il produttore di motori austriaco Rotax. Ci volle un lustro di gestazione, ma il 1998 fu l’anno della nascita ufficiale della prima RSV Mille, una Superbike pura con motore bicilindrico a V di 60° e 998cc di cilindrata che erogava una potenza di 128 CV e circa 200 kg di peso a secco. Questo motore era qualcosa di assolutamente innovativo: alesaggio e corsa avevano quote superquadre e le dimensioni erano compattissime. Utilizzava quattro valvole per cilindro, comandate da un doppio albero a camme in testa azionato da un sistema misto di ingranaggi e catena. L’accensione elettronica era twin spark, con due candele per cilindro. Il telaio doppio trave in alluminio, il forcellone a banana (sempre in alluminio), le sospensioni Marzocchi, i cerchi Marchesini e l’impianto frenante Brembo erano il top della componentistica dell’epoca. Una SBK vera che aveva un unico obbiettivo: diventare il riferimento tra le bicilindriche sportive”.

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Tuttavia la moto fu accolta in modo freddo dalla stampa: “Era strana – si legge sul magazine -. Quel cupolino ciccione, quel faro spigoloso con all’interno tre occhi da alieno, quel culo abbondante e quello scarico che sembrava uno scaldabagno. Chi l’aveva disegnata non aveva la stessa idea di dinamismo dei designer – per esempio – di Ducati, che con una moto con qualche anno sulle spalle come la 996 ancora bastonava tutti in quanto a sex appeal”. Eppure la RSV 1000 era davvero la bicilindrica perfetta per quegli anni, ma le vendite non seguivano di pari passo l’evoluzione della moto stessa. “L’azienda non è riuscita a contrastare la fama di moto “brutta” che si stava facendo la RSV – scrive Omnimoto.it -. Aprilia ha dunque deciso di giocare nuove carte e di sfornare, nei primi 2000, una serie di nuovi modelli equipaggiati con il motore Rotax V60 e con il meglio della componentistica sul mercato. Tuono era la naked sportiva, SL 1000 Falco era la sportiva stradale, RST 1000 Futura era la sport touring e ETV 1000 Caponord era la endurona stradale. Gamma completissima e moto eccellenti, ognuna di queste poteva tranquillamente sedersi sul trono di miglior moto sul mercato per la rispettiva categoria, ma questo non avvenne, perché anche loro soffrivano gli stessi problemi di mamma RSV: un’estetica troppo azzardata e un reparto marketing poco reattivo”.

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Ma negli anni seguenti la situazione non migliorò: “Non ci fu una vera svolta nella gestione da parte dell’azienda e le vendite di RSV, Tuono e Caponord erano sufficienti solo grazie al passaparola degli appassionati, che riconoscevano il vero valore di queste moto fantastiche – scrive Omnimoto.it -. Nel frattempo Falco e Futura venivano sacrificate all’altare dei grandi flop, uscendo di produzione dopo appena tre anni. RSV Mille divenne un po’ più carina con il primo restyling e con l’arrivo della versione R, race replica (sospensioni Ohlins, carbonio a profuzione) del mezzo che partecipò al campionato Superbike con Troy Corser e Noriyuki Haga”. Gli anni successivi furono caratterizzati da altre modifiche ma le moto non riuscirono a sfondare sul mercato. L’eredità di questo “mezzo flop” si è rivelata un vantaggio a distanza di anni: infatti l’usato venne svalutato in maniera esagerata e ora si possono trovare le Aprilia V60 a prezzi davvero stracciati e con pochi chilometri. Un affare per chi è innamorato del mito di quelle moto tanto belle quanto poco “pubblicizzate”.



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