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Multe, valide anche senza ordinanza sui cartelli

La Cassazione stoppa gli automobilisti. Infatti con la sentenza 7709 del 2016 crolla un mito nel senso che viene posto un freno a coloro che speravano di farla franca: cioè impugnavano la sanzione per assenza dell’indicazione dell’autorizzazione sul retro del cartello che imponeva il limite infranto. La Corte si è pronunciata il 5 febbraio e lo ha fatto con estrema chiarezza, confermando orientamenti precedenti e ponendo un freno al proliferare dei ricorsi basati sull’assenza di tale indicazione. Si legge, infatti, nella decisione: ”l’eventuale mancata apposizione sul retro della segnaletica stradale della indicazione della relativo provvedimento amministrativo regolante la circolazione stradale non determina di per sé l’illegittimità del segnale”.

Sul web fino a oggi sono fiorite tutta una serie di interpretazioni e pareri circa la possibilità o meno di poter inoltrare ricorso con speranze di successo. Ora arriva un pronunciamento netto e deciso della Cassazione che non lascia spazio a dubbi e mette la parola fine a tante speculazioni che hanno fatto la fortuna di tanti studi legali. Si legge, sempre nella sentenza, non ancora pubblicata sul sito della Cassazione ma già consultabile su alcuni siti specializzati in consulenze: ”In tema di segnaletica stradale, la mancata indicazione, sul retro del segnale verticale di prescrizione, degli estremi della ordinanza di apposizione – come invece imposto dall’art. 77, comma 7, del Regolamento di esecuzione del codice della strada (…) – non determina la illegittimità del segnale e, quindi, non esime l’utente della strada dall’obbligo di rispettarne la prescrizione, con l’ulteriore conseguenza che detta omissione non comporta l’illegittimità del verbale di contestazione dell’infrazione alla condotta da osservare”. Bisogna inoltre ricordare che per contestare la legittimità dell’apposizione di un cartello, trattandosi di un atto amministrativo si deve ricorrere al TAR e non al Giudice di Pace.



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