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MV Agusta, così l’azienda organizza il rilancio del marchio

I nuovi modelli di MV Agusta appena presentati (la F3 e F4 RC ma arriveranno anche la Turismo Veloce e la Dragster in livrea “race replica”) non hanno spento i riflettori sulla situazione economica della Casa di Schiranna. Infatti in questi giorni scadeva il termine entro il quale si sarebbe dovuto presentare al Tribunale di Varese il piano industriale e finanziario finalizzato al rientro dalla pesante situazione debitoria che di fatto ha bloccato la produzione per mesi portando per l’ennesima volta MV Agusta sull’orlo del fallimento (50 milioni di euro è la cifra dovuta a banche e fornitori). Questo atto era previsto dalla procedura scelta da Schiranna per affrontare la difficoltà, cioè la richiesta di concordato di continuità che deve essere ottenuto dal Tribunale per evitare il fallimento e continuare l’attività: i crediti vengono congelati e se ne chiede una riduzione ma in termini comunque più vantaggiosi per i creditori rispetto al fallimento “puro”.

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Come riferisce il magazine motociclismo.it, “Mv Agusta ha presentato un piano basato su tre principi fondamentali: riduzione della produzione (4.000 moto entro fine 2016, per poi raggiungere le 8.000-10.000 moto a regime), concentrazione dell’attività su modelli di gamma alta e taglio dei costi”. Purtroppo quest’ultima voce potrebbe significare anche un ridimensionamento del personale: da mesi alcune decine dei 200 lavoratori di MV Agusta sono in cassa integrazione straordinaria. “Tuttavia un passaggio cruciale – prosegue il magazine – è ripristinare il flusso di cassa ottimizzando i ricavi che possono derivare dalla più remunerativa vendita di moto “premium” e soprattutto puntare una imprescindibile ricapitalizzazione che dovrebbe essere attuata con un’iniezione di liquidità da parte della famiglia Castiglioni e di nuovi investitori che dovrebbero arrivare ad affiancare Mercedes AMG. La partecipazione della Casa tedesca in MV Agusta è un nodo cruciale: la situazione ideale sarebbe quella in cui Stoccarda si liberasse del proprio 25%, lasciandolo a disposizione di nuovi attori, che lo acquisirebbero integrandolo con ulteriori quote, arrivando perfino a detenere la maggioranza. Tuttavia pare che in Germania non vogliano fare nessun passo, né avanti né indietro, e la trattativa vive una fase di stallo”.



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