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XTR Clandestina, l’ultima personalizzazione è un lavoro su una Bultaco 125

Pepo Rosell è un nome che ai più non dirà molto. E invece per gli appassionati di moto è uno dei migliori preparatori spagnoli ed europei. È stato il fondatore della della RAD Radical Ducati, officina specializzata nella elaborazione estetica e meccanica delle moto bolognesi, chiusa nel 2013 e rinata due anni dopo sotto la sigla XTR. Una delle sue special migliori è stata la Ducati F3, una 125 TS del 1963 trasformata in café racer. E sempre in stile cafè racer è un’altra 125 e si chiama Clandestina, la cui base di partenza è una Bultaco. La moto deriva soprattutto da una Mercurio del 1962. Tuttavia della piccola stradale resta parte del telaio, pesantemente modificato per trasformare la sospensione posteriore a doppio ammortizzatore in un sistema con “mono” in posizione centrale (un Betor senza regolazioni, ma settato secondo le esigenze di Pepo) senza interposizione di leveraggi, utilizzando un forcellone Yamaha SR500 modificato. La moto ospita il motore di una Bultaco Pursang 250 MK15 da cross, con cilindrata incrementata a 370 cc, alimentato da un vorace carburatore Keihin da 39 mm e “infiammato” da una doppia candela con accensione elettronica. Allo scarico, una espansione per Bultaco TSS 250.

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In questa moto alcuni dei componenti vengono dall’Italia e più precisamente sono stati presi da una Cagiva Mito EVO: tutto l’avantreno, i freni (Brembo serie Oro) e le ruote sono della ottavo di litro varesina. La Clandestina monta gomme moderne (Bridgestone Battlax S20) da 17” che le imprimono un carattere pistaiolo e per nulla vintage. Altro elemento distintivo sono le scarne sovrastrutture: il tondeggiante serbatoio della Mercurio sembra nato apposta per stare insieme al codino monoposto in fibra di carbonio della RAD 02 e viceversa. La Clandestina pesa 99 kg ma del motore 2T non vengono dichiarati dati: tuttavia elaborato in questo modo può arrivare ad esprimere anche una cinquantina di CV



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